Il profumo del Natale.

Una scorpacciata di tradizione.

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Raccontiamo le storie per recuperare le vecchie tradizioni delle feste. Servono a ricordarci le nostre radici, i valori che ci appartengono, gli orizzonti su cui ci proiettiamo. Tutte o quasi concorrono a definire la nostra identità. 
Storie familiari, storie di quartiere, storie della nostra città e così via, all’infinito. Alzi la mano chi, interrogato, non avrebbe un aneddoto del Natale da raccontare.
Sono storie che tiriamo fuori dagli scatoloni degli addobbi, agli inizi di dicembre e che ci accompagnano fino all’Epifania, tra un numero pescato per la tombola e una partita a carte.
Oltre ai racconti tramandati da generazioni, il legame tra il Natale e quello che siamo è mantenuto vivo da un altro elemento: i dolci delle feste.
Come la tradizione vuole, nel lungo periodo che va dall’Immacolata al 6 gennaio, nelle strade si respira il profumo delle spezie tipiche e a tavola l’anima si riempie di bontà glassate.
I laboratori dello Chalet Ciro iniziano, a spolverare il libro delle ricette dei dolci natalizi con un po’ d’anticipo.
Gli standard  di eccellenza per la ricerca delle materie prime non cambiano mai. Il nostro standard prevede severe prove di ogni composto e di qualsiasi lavorazione, partendo fin dagli inizi di novembre. Anche questa è, in fondo, una lezione di vita: niente può essere mai dato per scontato, tutto esige di essere controllato e testato più volte. Tutti i giorni, tutti gli anni, fino all’avvio delle vendite.
I roccocò, i mostaccioli, i susamielli, i bottoni, le paste di mandorle, le paste del divin amore e, regina tra le regine, la cassata. Questi dolci a Napoli vengono chiamati i conventuali. Sapete perché? Erano realizzati, originariamente, dalle suore di clausura, che ne custodivano ostinatamente le ricette.


Miscelazioni antiche, la cui nascita è stata tramandata, “appunto”, da storie.
Quella di Chalet Ciro prevede il sapiente intervento di una donna non meno importante delle suore che animavano la vita della città nel basso medioevo, Mamma RosariaMamma Rosaria.. Per i dolci delle Feste il controllo qualità era ancora più severo. Con orgoglio ci piace ricordare che la sua supervisione e modifica delle ricette ha reso la tradizione natalizia della nostra azienda degna di una storia differente.
Partiamo, ad esempio, dalla quantità di zucchero nei dolci con la ricotta: a differenza delle monache; che nel 1300 dovevano utilizzarne a iosa per garantirne la conservabilità, per noi il diktat è sempre quello della freschezza di giornata. Questo ci permette di utilizzarne di meno: fatta salva la dolcezza e la struttura, ciò rende il dessert più delicato al palato e, di sicuro, più digeribile. A proposito, avete assaggiato la nostra cassata?


Per le mandorle, poi, il comun denominatore di molte delle preparazioni secche per le feste, ci affidiamo solo a quelle pugliesi di Toritto: dal sapore ricco e dolce, piacevolmente pastoso e con un calibro leggermente più piccolo. 
Parliamo degli struffoli: chi osa immaginare una tavola delle feste che non ne preveda, a fine pasto, il loro trionfo? Interamente fatti a mano. Ve ne accorgerete, dalle dimensioni irregolari, mai standardizzate, che ne identificano l’artigianalità. Da noi riempiono una cornucopia fatta di croccante di mandorle: di sicuro il dolce più coreografico della tradizione partenopea.
E per chi preferisse il salato? Anche a Natale c’è il Tortano.

 

Tutto rigorosamente controllato come un tempo faceva Donna Rosaria e oggi suo figlio Antonio. Per tenere vivo il desiderio in questo luogo emozionante che è, da sempre, la tavola del Natale.
Ma questa è già un’altra storia che, un giorno, vi racconteremo.

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